Racconti

 

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racconti, poesie e novelle.

 

 

 

Rospetti Sonia è la scrittrice dei testi qui pubblicati, ogni riproduzione è vietata salvo previa autorizzazione scritta rilasciata dall'autrice

 

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C'era una volta racconto in  formato PDF

 

audio racconti della scrittrice Sonia Rospetti C'era una volta, non troppo tempo fa, in una terra non troppo lontana, il popolo delle donne e degli uomini Camaleonte, la cui caratteristica fisica più significativa era quella di avere la pelle del viso completamente liscia, senza la minima traccia di rughe o segni di espressione.
Le donne e gli uomini Camaleonte vivevano in una grande pianura, sulla quale si ergeva, imponente dalla cima di un'altera montagna, un antico castello circondato da mura turrite.
Il maniero altro non era che la sede della più prestigiosa scuola di tutti i tempi, a cui si poteva accedere solo se si possedevano particolari doti e peculiari caratteristiche.
Gli insegnanti venivano selezionati attraverso esami rigorosi e quelli che riuscivano a superarli in modo soddisfacente, erano in maggioranza donne.
Anche gli allievi dovevano sostenere prove difficoltose, e pure in questo caso gli esiti migliori erano conseguiti da esaminandi di sesso femminile.
Questa strana discriminazione sessista aveva la sua spiegazione nel particolare tipo di insegnamento che si impartiva in quella scuola.
Essa infatti assicurava ai suoi allievi il raggiungimento della migliore forma di camuffamento possibile, utilizzando qualsiasi mimica ed espressività facciale atta a celare i veri sentimenti, manifestando invece l'espressione più consona al momento contingente.

In questa finzione le donne riuscivano meglio, essendosi esercitate, loro malgrado, nel corso dei secoli, per sopravvivere a situazioni che altrimenti le avrebbero sopraffatte.
Anche gli uomini, però, stavano raggiungendo notevoli risultati nell'arte del trasformarsi, grazie alla regola che era alla base della loro società, il cui motto era: "Apparire, non essere".
Una caratteristica molto apprezzata per accedere al prestigioso ateneo, era possedere un viso dai tratti mobili, facilmente plasmabili.
Veniva dedicato un monte ore rilevante per esercitazioni davanti a specchi, nelle quali gli allievi provavano le espressioni più diverse, adattandole alle richieste degli insegnanti, per adeguarsi a situazioni o persone differenti.
Arrivavano discepoli da tutte le parti del regno, e qualche volta venivano accolti all'interno delle alte mura granitiche anche giovani che non possedevano mezzi economici cospicui, indispensabili per pagare la retta piuttosto esosa, purché fossero dotati di pregi particolari che li avrebbero poi fatti entrare nella stretta cerchia degli insegnanti.
Bisogna a questo punto dire che l'istruzione sull'arte del camuffamento era obbligatoria e che doveva essere impartita a tutti i bambini fin dalla più tenera età.
Per il popolo minuto, quindi, c'erano scuole più modeste, rette da direttori insoddisfatti ed insegnanti mal pagati che a volte, e non sempre in buona fede, insegnavano travestimenti inadatti alle situazioni, fornendo agli allievi direttive inadeguate.
Anche a causa di ciò, il potere restava da secoli nelle mani di chi possedeva ingenti capitali, che potevano assicurargli la scuola migliore e, quindi, l'abitudine al travestimento più consono alle diverse situazioni, permettendogli di gestire a modo suo ogni conversazione e situazione.
La vita scorreva tranquilla nel paese disteso ai piedi del grande castello, scandita dai rintocchi perentori di una bronzea campana, racchiusa nella torre più alta.
Le donne e gli uomini Camaleonte svolgevano con ordine e metodo le loro mansioni, sorridevano o s'imbronciavano all'occorrenza, ligi agli insegnamenti ricevuti, al ritmo dei rintocchi.
Al centro della cinta muraria si ergeva la torre maestra, che, solida ed ottagonale, racchiudeva al suo interno le stanze dello Splendido Rettore, custode dell'ordinamento e dei programmi della scuola, ed unico giudice dei suoi studenti.
Lo Splendido Rettore trascorreva le sue giornate seduto su un alto scranno intagliato, posto di fronte ad una luminosa finestra istoriata, da cui dominava l'intera pianura, circondato dalla sua corte di insegnanti ed educatori.
I suoi piedi elegantemente calzati, poggiavano su un piccolo scrigno di legno, chiuso da un grosso lucchetto di ferro, la cui chiave pendeva dal collo dello Splendido Rettore.
Nessuno, tranne lo Splendido Rettore e una povera vecchia rinchiusa in una fetida cella, sapeva cosa contenesse quel cofanetto.

Ma la leggenda narra che un giorno, in una povera casupola posta umilmente ai piedi dell'imponente castello, sia nata una bambina, da una coppia di semplici contadini.
I due genitori erano piuttosto avanti con gli anni e conducevano un'esistenza semplice, trascorrendo le loro giornate tra il campo e la casupola. Nessuno aveva mai fatto gran caso a loro e aveva notata la rete di rughe che solcava i loro volti, segno inequivocabile di sentimenti vissuti col cuore e disegnati come una mappa sulla trama della pelle. Essi erano infatti usciti miracolosamente indenni dai corsi obbligatori di simulazione e avevano impressi sui volti le cicatrici, dolorose e felici, della loro vita.
Di comune accordo decisero che anche quella loro figliola non sarebbe stata costretta a rinnegare i propri sentimenti, nascondendoli dietro delle maschere, e pensarono ad uno stratagemma che la esonerasse dall'educazione obbligatoria.
Quando la piccola, che avevano chiamato Chiara, compì i quattro anni, età in cui i bambini entravano nella scuola, i due genitori finsero che fosse annegata nella cisterna posta davanti alla loro casa.
Piansero la loro piccola come morta e accettarono le visite dei vicini che, indossate le maschere di cordoglio, venivano a condolersi.
In realtà, la notte precedente al finto annegamento, avevano portato la piccola in una grotta nascosta tra i numerosi anfratti che costellavano le pendici della montagna e l'avevano affidata alle cure di una vecchia donna che era fuggita tanti anni prima dall'abominevole indottrinamento.
La bimba cresceva serena tra i muschi della caverna, cibandosi di piccole uova e amare radici, imparando a manifestare i propri sentimenti senza temere, e sul suo viso si disegnavano dolci curve per ogni suo sorriso e piccole cavità per ogni sua lacrima.
Ma quando la fanciulla compì i sedici anni, l'invidia, grande motore che faceva girare il mondo delle donne e degli uomini Camaleonte, nei panni di una ragazza nascosta dietro ad un cespuglio di erica, infranse la sua esistenza. La giovane riferì immediatamente allo Splendido Rettore di aver visto una fanciulla felice e sconosciuta, e questi mandò un manipolo di soldati a prendere la giovane, per infliggerle la terribile punizione destinata a chi si sottraeva all'obbligo dell'educazione.
Si racconta che quando Chiara entrò nella sala dello Splendido Rettore, il suo volto esprimesse con forza magnetica tutti i suoi sentimenti, e che nessuno tra le persone presenti nella sala, riuscì a sostenerne la vista, perché nessuno era abituato a vedere il manifestarsi della personalità vera.
Lo Splendido Rettore mandò a chiamare la sua saggia consigliera che, blandendo Chiara con la sua più dolce espressione, la portò in una stanzetta linda e luminosa, dove risuonavano musiche lievi.
Quando il volto della giovane donna, sotto l'influsso benefico della pacifica atmosfera, ebbe assunto un'espressione rilassata, la vecchia consigliera vi appoggiò sopra una mano e poi la ritrasse, ghermendolo repentinamente. Nel vecchio palmo raggrinzito era ora impresso il dolce volto della giovane donna, assorto nella sua più pura espressione. La vecchia prese un piccolo specchio opaco e vi premette contro il suo palmo. Il volto di donna si fuse con la superficie levigata che ne rimandò la chiara immagine. Lo scrigno era già pronto per ricevere quell'ultimo barbaglio di schiettezza e sincerità, su cui si chiuse il coperchio ricurvo.
Nella stanzetta rimase un giovane corpo con una maschera bianca, adagiato su uno stretto lettuccio.
Ma a noi, figli di quel popolo di donne e uomini Camaleonte, piace pensare che un giorno qualcuno, non importa se maschio o femmina faccia irruzione nella sala dello Splendido Rettore e rompa il lucchetto dello scrigno, liberando il volto di donna che vi è rinchiuso, riportando così alla luce l'intensità dei sentimenti vissuti con la forza del cuore.


 

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