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C'era una volta, non troppo tempo fa, in una terra non troppo lontana,
il popolo delle donne e degli uomini Camaleonte, la cui caratteristica
fisica più significativa era quella di avere la pelle del viso
completamente liscia, senza la minima traccia di rughe o segni di espressione.
Le donne e gli uomini Camaleonte vivevano in una grande pianura, sulla
quale si ergeva, imponente dalla cima di un'altera montagna, un antico
castello circondato da mura turrite.
Il maniero altro non era che la sede della più prestigiosa scuola
di tutti i tempi, a cui si poteva accedere solo se si possedevano particolari
doti e peculiari caratteristiche.
Gli insegnanti venivano selezionati attraverso esami rigorosi e quelli
che riuscivano a superarli in modo soddisfacente, erano in maggioranza
donne.
Anche gli allievi dovevano sostenere prove difficoltose, e pure in questo
caso gli esiti migliori erano conseguiti da esaminandi di sesso femminile.
Questa strana discriminazione sessista aveva la sua spiegazione nel
particolare tipo di insegnamento che si impartiva in quella scuola.
Essa infatti assicurava ai suoi allievi il raggiungimento della migliore
forma di camuffamento possibile, utilizzando qualsiasi mimica ed espressività
facciale atta a celare i veri sentimenti, manifestando invece l'espressione
più consona al momento contingente.
In questa finzione le donne riuscivano meglio, essendosi esercitate,
loro malgrado, nel corso dei secoli, per sopravvivere a situazioni che
altrimenti le avrebbero sopraffatte.
Anche gli uomini, però, stavano raggiungendo notevoli risultati
nell'arte del trasformarsi, grazie alla regola che era alla base della
loro società, il cui motto era: "Apparire, non essere".
Una caratteristica molto apprezzata per accedere al prestigioso ateneo,
era possedere un viso dai tratti mobili, facilmente plasmabili.
Veniva dedicato un monte ore rilevante per esercitazioni davanti a specchi,
nelle quali gli allievi provavano le espressioni più diverse,
adattandole alle richieste degli insegnanti, per adeguarsi a situazioni
o persone differenti.
Arrivavano discepoli da tutte le parti del regno, e qualche volta venivano
accolti all'interno delle alte mura granitiche anche giovani che non
possedevano mezzi economici cospicui, indispensabili per pagare la retta
piuttosto esosa, purché fossero dotati di pregi particolari che
li avrebbero poi fatti entrare nella stretta cerchia degli insegnanti.
Bisogna a questo punto dire che l'istruzione sull'arte del camuffamento
era obbligatoria e che doveva essere impartita a tutti i bambini fin
dalla più tenera età.
Per il popolo minuto, quindi, c'erano scuole più modeste, rette
da direttori insoddisfatti ed insegnanti mal pagati che a volte, e non
sempre in buona fede, insegnavano travestimenti inadatti alle situazioni,
fornendo agli allievi direttive inadeguate.
Anche a causa di ciò, il potere restava da secoli nelle mani
di chi possedeva ingenti capitali, che potevano assicurargli la scuola
migliore e, quindi, l'abitudine al travestimento più consono
alle diverse situazioni, permettendogli di gestire a modo suo ogni conversazione
e situazione.
La vita scorreva tranquilla nel paese disteso ai piedi del grande castello,
scandita dai rintocchi perentori di una bronzea campana, racchiusa nella
torre più alta.
Le donne e gli uomini Camaleonte svolgevano con ordine e metodo le loro
mansioni, sorridevano o s'imbronciavano all'occorrenza, ligi agli insegnamenti
ricevuti, al ritmo dei rintocchi.
Al centro della cinta muraria si ergeva la torre maestra, che, solida
ed ottagonale, racchiudeva al suo interno le stanze dello Splendido
Rettore, custode dell'ordinamento e dei programmi della scuola, ed unico
giudice dei suoi studenti.
Lo Splendido Rettore trascorreva le sue giornate seduto su un alto scranno
intagliato, posto di fronte ad una luminosa finestra istoriata, da cui
dominava l'intera pianura, circondato dalla sua corte di insegnanti
ed educatori.
I suoi piedi elegantemente calzati, poggiavano su un piccolo scrigno
di legno, chiuso da un grosso lucchetto di ferro, la cui chiave pendeva
dal collo dello Splendido Rettore.
Nessuno, tranne lo Splendido Rettore e una povera vecchia rinchiusa
in una fetida cella, sapeva cosa contenesse quel cofanetto.
Ma la leggenda narra che un giorno, in una povera casupola posta umilmente
ai piedi dell'imponente castello, sia nata una bambina, da una coppia
di semplici contadini.
I due genitori erano piuttosto avanti con gli anni e conducevano un'esistenza
semplice, trascorrendo le loro giornate tra il campo e la casupola.
Nessuno aveva mai fatto gran caso a loro e aveva notata la rete di rughe
che solcava i loro volti, segno inequivocabile di sentimenti vissuti
col cuore e disegnati come una mappa sulla trama della pelle. Essi erano
infatti usciti miracolosamente indenni dai corsi obbligatori di simulazione
e avevano impressi sui volti le cicatrici, dolorose e felici, della
loro vita.
Di comune accordo decisero che anche quella loro figliola non sarebbe
stata costretta a rinnegare i propri sentimenti, nascondendoli dietro
delle maschere, e pensarono ad uno stratagemma che la esonerasse dall'educazione
obbligatoria.
Quando la piccola, che avevano chiamato Chiara, compì i quattro
anni, età in cui i bambini entravano nella scuola, i due genitori
finsero che fosse annegata nella cisterna posta davanti alla loro casa.
Piansero la loro piccola come morta e accettarono le visite dei vicini
che, indossate le maschere di cordoglio, venivano a condolersi.
In realtà, la notte precedente al finto annegamento, avevano
portato la piccola in una grotta nascosta tra i numerosi anfratti che
costellavano le pendici della montagna e l'avevano affidata alle cure
di una vecchia donna che era fuggita tanti anni prima dall'abominevole
indottrinamento.
La bimba cresceva serena tra i muschi della caverna, cibandosi di piccole
uova e amare radici, imparando a manifestare i propri sentimenti senza
temere, e sul suo viso si disegnavano dolci curve per ogni suo sorriso
e piccole cavità per ogni sua lacrima.
Ma quando la fanciulla compì i sedici anni, l'invidia, grande
motore che faceva girare il mondo delle donne e degli uomini Camaleonte,
nei panni di una ragazza nascosta dietro ad un cespuglio di erica, infranse
la sua esistenza. La giovane riferì immediatamente allo Splendido
Rettore di aver visto una fanciulla felice e sconosciuta, e questi mandò
un manipolo di soldati a prendere la giovane, per infliggerle la terribile
punizione destinata a chi si sottraeva all'obbligo dell'educazione.
Si racconta che quando Chiara entrò nella sala dello Splendido
Rettore, il suo volto esprimesse con forza magnetica tutti i suoi sentimenti,
e che nessuno tra le persone presenti nella sala, riuscì a sostenerne
la vista, perché nessuno era abituato a vedere il manifestarsi
della personalità vera.
Lo Splendido Rettore mandò a chiamare la sua saggia consigliera
che, blandendo Chiara con la sua più dolce espressione, la portò
in una stanzetta linda e luminosa, dove risuonavano musiche lievi.
Quando il volto della giovane donna, sotto l'influsso benefico della
pacifica atmosfera, ebbe assunto un'espressione rilassata, la vecchia
consigliera vi appoggiò sopra una mano e poi la ritrasse, ghermendolo
repentinamente. Nel vecchio palmo raggrinzito era ora impresso il dolce
volto della giovane donna, assorto nella sua più pura espressione.
La vecchia prese un piccolo specchio opaco e vi premette contro il suo
palmo. Il volto di donna si fuse con la superficie levigata che ne rimandò
la chiara immagine. Lo scrigno era già pronto per ricevere quell'ultimo
barbaglio di schiettezza e sincerità, su cui si chiuse il coperchio
ricurvo.
Nella stanzetta rimase un giovane corpo con una maschera bianca, adagiato
su uno stretto lettuccio.
Ma a noi, figli di quel popolo di donne e uomini Camaleonte, piace pensare
che un giorno qualcuno, non importa se maschio o femmina faccia irruzione
nella sala dello Splendido Rettore e rompa il lucchetto dello scrigno,
liberando il volto di donna che vi è rinchiuso, riportando così
alla luce l'intensità dei sentimenti vissuti con la forza del
cuore.