Racconti

 

foto racconto scrittrice Rospetti Sonia

 

Sito ufficiale di Sonia Rospetti

 

Selezione di testi inediti:

racconti, poesie e novelle.

 

 

 

Rospetti Sonia è la scrittrice dei testi qui pubblicati, ogni riproduzione è vietata salvo previa autorizzazione scritta rilasciata dall'autrice

 

Le fotografie sono per gentile concessione della

CREAtive COMmunication STUDIO


Valid XHTML 1.0 Transitional
CSS Valido!
info sugli standard utilizzati da CreaComStudio per realizzare siti di qualità
Sito realizzato a norma degli standard di qualità, usabilità, accessibilità e compatibilità dettati dal World Wide Web Consortium W3C


Home | Racconti | Audio racconti | Fiabe | Poesie | Biografia | Mappa del sito | Info

 

CREAtive COMmunication STUDIO 
  
        www.CreaComStudio.it

           Tel.: 328 849 35 51

    E-mail: info@creacomstudio.it

 

Ritagli di luce racconto in  formato PDF

 

La vide, la prima volta, davanti alla piccola tabaccheria e ne fu subito colpito. Era giunto da poco, una tappa obbligata delle sue vacanze sempre in cerca di angoli nascosti e dimenticati dalle carte geografiche, da cui respirare la storia racchiusa nei vecchi muri di pietra, nei gesti atavici di persone che parevano comparse di una realtà del tempo passato.
Quel paese, immerso nella verde quiete di morbide colline, gli era piaciuto subito ed ora stava seduto al tavolino dell’unico bar, ai piedi dell’antica chiesa di pietra, solida e massiccia, baluardo a guardia dei merlati palazzi che cingevano la piazza.
Lei era lì, davanti alla vetrina, assieme ad altre, tutte belle, solari, ma nessuna lo aveva colpito così profondamente. Probabilmente non era più bella delle altre, ma per lui emanava una vivacità, una briosità mai provata prima.
Distrattamente allontanò con la mano una mosca che si era posata sul tavolino di metallo caldo di sole, e quel gesto lo riportò nell’ombrosa casa alla periferia della sua città, con le stanze dagli alti soffitti protette da zanzariere e da pesanti tendaggi.
Si ricordò così di quell’altra povera mosca imprudente che era entrata, chissà come, nella sua biblioteca silenziosa ed odorosa di cuoio, in cui gli unici colori erano quelli dell’arcobaleno formato dal sottile fascio di luce che, filtrando da una dimenticata fessura nelle tende, giocava con la polvere dei suoi amati libri.
Quell’esserino nero e ronzante era finito immediatamente, con un gesto impulsivo, sotto un tomo di filosofia, ripulito poi amorevolmente.
Tutto era ordine nella sua casa, ordine e silenzio.
La sua solitudine era la sua sola compagna ed i suoi libri erano il rifugio quando questa compagnia diventava insostenibile.
Quelli scritti da lui, testi storici e qualche trattato di filosofia, stavano su un ripiano nascosto dietro un angolo, in un gesto di umiltà per il suo talento.
Nella sua casa c’era anche la camera di Laura, luminosa una volta, ma la polvere copriva ormai i mobili intagliati ed il piumino sul letto aveva perso il suo profumo, mentre le tende restavano ostinatamente chiuse. Laura se ne era andata dietro ad un sogno colorato, lasciandolo solo nella sua casa uniforme e vuota.
Guardò verso la tabaccheria e subito chiuse gli occhi per fermare il ricordo di Laura, che gli procurava ancora un misto di nostalgia e rammarico, accompagnati da una sensazione di colpevole sollievo.
- Professore, mi darebbe una mano per la tesi di filosofia?
Laura era così, diretta ed impulsiva e qualsiasi sua richiesta includeva già un assenso.
E così erano cominciati i lunghi pomeriggi nella biblioteca silenziosa, in cui le discussioni di filosofia e le vicende storiche si mescolavano alle inquietudini e all’irruenza di Laura. I raggi del sole, liberi di entrare dalle tende aperte, ora giocavano con i riflessi dei suoi capelli e l’odore polveroso dei libri era smorzato da quello fresco del suo profumo.
Era entrata nella sua vita a poco a poco, quasi sapesse di non doverlo allarmare, ribaltandone poi completamente le abitudini ed i riti. Quella felicità mai provata, quei sentimenti vivi, lo spaventavano e lo attraevano. Beveva ogni attimo passato con Laura, cercando di entrare nel caleidoscopio dei suoi colori.
Ma la sua leggera spensieratezza era troppo pesante per lui. L’aveva amata e la sua casa rideva con lei, ma il suo cuore aveva paura di aprirsi alla felicità, per non dover troppo soffrire quando, inevitabilmente, lei avrebbe portato lontano il suo riso.
Le parole premevano per uscire mentre la guardava e forse, nei suoi occhi, lei le leggeva, ma le sue labbra non riuscivano a pronunciarle e così, lentamente, il grigiore delle sue giornate aveva steso una patina su quei lucidi sentimenti.
Il giorno in cui Laura se ne andò tutto brillava nell’aria tersa di sole.
Lo aveva salutato con un lieve bacio sulle labbra, fredde le sue, fresche e vive quelle di Laura, senza alcun rancore. Immediatamente aveva paragonato quel tocco leggero alla beccata pulita di un passero e subito si era arrabbiato con se stesso per quella sua abitudine ad analizzare ogni cosa, anche l’ultimo saluto di Laura.
Lei era invece una creatura semplice, che prendeva le cose della vita per quello che erano, come si presentavano, avidamente, quasi con ingordigia.
Era rientrato in casa mentre Laura percorreva rapidamente il breve tratto che la separava da una nuova emozione.
Dietro la porta chiusa, la sua casa era silenziosa e la luce aveva ripreso a filtrare attraverso la polvere dei suoi libri. Lentamente si era avvicinato ai volumi che, in file ordinate, riempivano gli alti scaffali.
Ne aveva preso uno e si era lasciato cadere nella grande poltrona di cuoio, quella stessa poltrona in cui Laura si rannicchiava, aspettandolo, mentre lui buttava via la loro felicità sotto l’alone verde della sua lampada, in compagnia di aridi scritti. E quando lei, ormai stanca, si addormentava, la portava a letto, così, senza spogliarla, togliendole solo le scarpe e coprendola piano. Poi usciva dalla sua camera con le spalle e l’anima piegate.
Il libro era rimasto inutilmente aperto mentre le parole tremavano sulle pagine. L’aveva chiuso, serrando le palpebre per ricacciare dentro lacrime e sentimenti. Con le dita aveva stretto la copertina fino a che le nocche non erano diventate bianche. Alla fine si era alzato e aveva chiuso le tende che Laura aveva dimenticato aperte. Adesso tutto poteva tornare alla sua piatta normalità.
Ed ora, in quella piazza quasi irreale, bagnata da un sole che ora gli sembrava compagno, lei aveva fatto riaffiorare sentimenti che credeva rimossi per sempre. Aprì gli occhi e subito la cercò con lo sguardo, per assicurarsi che fosse ancora là.
C’era, e nella sua mente lui confuse il fresco gorgoglio della fontana, lezioso ornamento del più antico palazzo, con la risata argentina che lei sembrava voler trattenere.
I suoi pensieri e la quiete del pomeriggio furono rotti da un gruppo di ragazzi in moto, che sbucò da un angolo ai piedi della chiesa e si fermò davanti a lei, coprendola così alla sua vista.
Si agitò nervosamente sulla scomoda sedia e fu colpito da una fitta di gelosia quando un giovane, con dei calzoni stretti e slavati, si voltò verso la tabaccheria, forse per guardarla.
Immediatamente pagò la bibita, calda, rimasta nel bicchiere, e si avvicinò alla vetrina del tabaccaio, fingendo interesse per i ninnoli e le pipe esposte, ma in realtà occhieggiava nella sua direzione, per studiarla nei particolari.
I giovani salirono sulle loro moto e ripartirono rombando.
Nella piazzetta il tempo si fermò e il marmo roseo della chiesa si mescolò ai colori che vibravano da lei. Mentre studiava le guide turistiche e chiedeva il prezzo di un grottesco Bacco di terracotta che mai avrebbe trovato posto nella sua casa, assaporava i suoi profumi, che solo lui poteva percepire.
Ormai sapeva che doveva averla, portarla via con sé, nella sua casa grigia ed uguale, Lei era luminosa, ridente, viva.
Si diresse verso di lei, senza più esitare.

Ora, dopo tre anni, lei è lì, davanti a lui, sul piano liscio della sua scrivania, con la lucida carta che hanno quasi tutte le cartoline, ma così unica per lui, per il calore e le emozioni che quel suo paesaggio solare aveva saputo e tuttora sa procurargli, senza sconvolgere la quiete della sua casa, rifugio sicuro per il suo cuore tanto timoroso di amare ed inevitabilmente soffrire.


home del sito della scrittrice Sonia Rospettiracconti scrittrice Sonia Rospettiracconto scrittrice Sonia Rospettiracconto scrittrice Sonia Rospettiracconto scrittrice Sonia Rospettiracconto scrittrice Sonia Rospettiracconto sito scrittrice Sonia Rospettiracconto sito scrittrice Sonia Rospettiaudio racconti scrittrice Sonia Rospettifiabe scrittrice Sonia Rospettipoesie scrittrice Sonia Rospettibiografia scrittrice Sonia Rospetti mappa del sito della scrittrice Sonia Rospetti

 

 

info scrittrice Sonia Rospetti

 

 

contatto con la scrittrice Sonia Rospetti