Fiabe

 

foto nel sito della scrittrice Sonia Rospetti

 

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Selezione di testi inediti:

racconti, poesie e novelle.

 

 

 

Rospetti Sonia è la scrittrice dei testi qui pubblicati, ogni riproduzione è vietata salvo previa autorizzazione scritta rilasciata dall'autrice

 

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Grazie lupo grigio fiaba in  formato PDF

 

C'era una volta una verde vallata, dove viveva, con la sua famiglia, un uomo semplice e buono. La sua casa era solida e massiccia, con le pareti di pietra grigia ed il tetto formato da possenti tronchi intrecciati. Accanto alla casa si ergeva una quercia antica, che con i suoi rami frondosi regalava frescura nei caldi pomeriggi estivi e rossi bagliori nel ventoso autunno. A volte, nelle sere d'estate, quando i figli dormivano e le mucche, pacifiche, ruminavano nel tepore della stalla, l'uomo e sua moglie sedevano su un vecchio tronco intagliato a forma di panca ed insieme guardavano il nero del cielo trapunto di stelle, sognando un futuro di pace per i loro bambini, fatto di semplici cose.
Il paese non era molto lontano dalla casa di pietra, e il vento portava i rintocchi delle campane dell'aguzzo campanile.
Le giornate si susseguivano serene, i bambini al ritorno dalla scuola del paese, scorrazzavano sui prati ed aiutavano il padre quando portava le bestie al pascolo, mentre la madre impastava bianche forme di pane e, nella zangola, montava il burro spumoso.
L'uomo faceva il mandriano e vendeva burro e formaggi nelle botteghe del paese. Le alte montagne si ergevano maestose, quasi a proteggere la casa ed il paese, più giù, in fondo alla valle.
Ma un mattino d'autunno, quando il bosco sfoggiava tutti i suoi colori più belli e gli animaletti si affrettavano a riempire le loro tane di provviste per il lungo inverno, arrivarono, arrancando sulla stretta strada che portava alla casa, alcuni camion che trasportavano ruspe e scavatrici. Erano preceduti da un fuoristrada che si fermò davanti alla casa, e da cui scesero due uomini con valigette di pelle e cravatte fiorate. Bussarono alla massiccia porta e l'uomo, gentile e stupito, li fece entrare. I bambini giocavano fuori e la moglie si asciugò le mani nel grembiule e versò loro del vino in semplici bicchieri di vetro. I due si sedettero e, senza troppe parole, tolsero dalle valigette dei fasci di carte, segnarono dei numeri, indicarono delle cifre e alla fine conclusero dicendo:
- Entro quindici giorni la casa deve essere libera. Le ruspe, per ora scaveranno più in alto, per darvi tempo di traslocare, ma al quindicesimo giorno inizieranno ad abbattere i muri della stalla, e poi passeranno alla casa.
Detto questo si alzarono, lasciarono le carte sul tavolo e, dopo un breve cenno della testa, risalirono sul fuoristrada e partirono, lasciando dietro di loro i camion, le ruspe, gli operai e quattro volti attoniti e increduli.
La casa ed il terreno erano stati venduti, brandelli di frasi cominciavano ad essere chiari, al posto degli alberi antichi sarebbero sorte amene villette, il fiume sarebbe stato dragato per ottenere la sabbia per costruire, nel giro di qualche tempo al posto della casa sarebbe sorto un grande albergo.
L'uomo non aveva mai pensato che un giorno qualcuno l'avrebbe cacciato dalla sua casa, dalle mura in cui erano vissuti i suoi genitori e serenamente si erano spenti, in cui sua moglie aveva dato alla luce i loro due figli. Aveva regolarmente pagato l'affitto per quel pezzo di terra e per quei muri, li aveva curati ed abbelliti come se fossero stati suoi ed ora glieli volevano togliere.
Improvvisamente si fece più acuto il freddo dell'inverno incipiente e dall'alto dei monti soffiò un vento gelido, che fece fremere e cadere le ultime foglie rimaste sulla vecchia quercia. Anche lei sarebbe stata abbattuta, come gli altri alberi che crescevano nella valle ed alle pendici dei monti.
I giorni passavano lenti ed inesorabili, scanditi dal rumore delle ruspe che si mangiavano pezzi di montagna, che divellevano tronchi secolari, che strappavano il cuore all'uomo ed alla sua famiglia. Il padrone della terra e della casa gli aveva offerto un'abitazione in paese e l'uomo, insieme alla moglie ed ai figli, faceva i tristi preparativi per il trasloco.
Poi iniziò la pioggia.
Venne all'improvviso, dopo lunghe giornate di mite sole autunnale e sembrò che il cielo avesse rotto una gigantesca diga, riversando sulla terra tutte le lacrime del mondo.
Piovve per giorni e notti, ma le ruspe non interruppero il loro lavoro.
Le grosse fauci di ferro mordevano il fango e le gocce tintinnavano sulle lucide lamiere.
E una notte il boato ruppe improvviso il silenzio, e tutto tremò.
L'uomo si alzò e, seguito dalla moglie e dai figli, uscì nel buio. Alla luce flebile della lampada appesa davanti alla porta, le grosse ruspe, in lontananza, sembravano mostri famelici, con le fauci protese verso il cielo.
Davanti a loro la montagna scendeva, lenta ma inesorabile, lungo fiume di fango pronto a travolgere e seppellire tutto sul suo cammino.
Le campane del paese suonavano freneticamente, come impazzite, e gli uomini e le donne arrivavano correndo, scrutavano inquieti il ribollire del fiume, osservavano sgomenti la valanga di fango e, preoccupati, guardavano alle vette che, ora minacciose, aspettavano di scaricare a valle la terra non più trattenuta dalle radici degli alberi che giacevano a terra, ammucchiati in cataste disordinate. L'uomo e la sua famiglia se ne stavano in silenzio, sulla porta della loro casa, tenendosi per mano, e il bambino più piccolo aveva appoggiato una mano sul tronco nodoso della vecchia quercia.
I contorni scuri delle ruspe erano grossi draghi medioevali, pronti ad azzannare la natura che avevano intorno.
Più tardi arrivarono anche gli operai, gli uomini con le valigette e le cravatte fiorate, insieme ad un signore elegante, con un abito gessato e delle scarpe lucide, poco adatte al pantano che copriva il terreno.
Entrarono nella solida casa e si sedettero al tavolo, mentre l'uomo e la sua famiglia li osservavano dalla soglia.
Fuori la pioggia continuava a cadere.
All'improvviso l'aria si riempì di alti ululati, di stridii, di cinguettii, di trilli, dello scalpiccio di zoccoli, di frulli d'ali ed in poco tempo davanti alla casa e sulle fronde della vecchia quercia si riunirono tutti gli animali che popolavano quelle montagne.
Un maestoso lupo grigio si staccò dal gruppo e, in mezzo allo stupore della gente che si trovava là, si avvicinò al signore elegante che nel frattempo, attirato dal trambusto, era uscito dalla casa. Sfregò il pelo ruvido del suo muso sul tessuto morbido della giacca, e gli lambì con la lingua rasposa una mano. Il signore elegante era paralizzato dalla paura, ma l'uomo gli si avvicinò e carezzò il lupo. Allora il signore elegante si piegò sulle ginocchia, in modo da poter guardare la bestia negli occhi.
Per un lungo momento i due si parlarono con gli sguardi, umido e vivo quello del lupo, addolcito quello del signore.
Poi il signore elegante si rialzò e, preso in braccio il bimbo più piccolo dell'uomo, ordinò agli operai delle ruspe di innalzare delle barriere per interrompere la frana.
Quindi, nel silenzio che avvolgeva tutta la valle, annunciò che avrebbe piantumato nuovi alberi, rinunciando al progetto di distruggere la vallata per costruire un villaggio turistico. Strinse la mano all'uomo ed accarezzò il lupo grigio che, seguito dagli altri animali, si avviò con passo sicuro verso il fitto del bosco. Infine se ne tornò nella sua città, portando con sé i due esterrefatti uomini con le loro valigette e le cravatte fiorate.
Sono passati alcuni anni da quella notte e ai piedi di quelle montagne si erge ancora, massiccia, la casa di pietra, protetta dall'ombra della quercia antica.
Nel prato giocano ora due ragazzi, mentre l'uomo accudisce sereno alle mucche che quiete pascolano sui verdi pendii e la moglie ninna in una culla di legno un piccolo bimbo addormentato. Le alte montagne silenziose proteggono la valle e racchiudono tra i boschi e le rocce maestose le tane di tanti animali.
Il ricordo del boato e del fango è lontano, ma non sfumato, resta a monito per noi uomini affinché abbiamo sempre presente quanto sia importante conservare ciò che la natura ogni giorno ci dona, rispettandolo e mantenendolo intatto, rapportandoci a lei con umiltà e gratitudine.

 

 

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