
Sito ufficiale di Sonia Rospetti
Selezione
di testi inediti:
racconti, poesie e novelle.
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Selezione di testi inediti della scrittrice:
Nell'acqua chiara del ruscello ondeggiava lenta l'immagine
indistinta di un viso, ed ogni tanto il suo riflesso si mescolava alle
verdi fronde mosse dal vento, intricate alle bianche nuvole che correvano
spumeggianti e gonfie nel cielo.
Poco lontano si udiva il richiamo acuto e insistente di una ghiandaia,
e l'aria era satura degli umori turgidi del bosco autunnale.
Un sasso lanciato nell'acqua frantumò il volto, che si scompose
in una miriade di pezzetti iridescenti, come in un vecchio caleidoscopio
girato da mani infantili.
Poi il viso sfumò, e nella quiete del bosco risuonarono passi
leggeri, crepitanti su foglie seccate,
incerti sul terriccio fangoso, più rapidi e nervosi dove il folto
si faceva più fitto.
"C'era una volta una verde vallata, dove viveva, con la sua famiglia, un uomo semplice e buono. La sua casa era solida e massiccia, con le pareti di pietra grigia ed il tetto formato da possenti tronchi intrecciati. Accanto alla casa si ergeva una quercia antica, che con i suoi rami frondosi regalava frescura nei caldi pomeriggi estivi e rossi bagliori nel ventoso autunno. A volte, nelle sere d'estate, quando i figli dormivano e le mucche, pacifiche, ruminavano nel tepore della stalla, l'uomo e sua moglie sedevano su un vecchio tronco intagliato a forma di panca ed insieme guardavano il nero del cielo trapunto di stelle, sognando un futuro di pace per i loro bambini, fatto di semplici cose. (...)"
"Le stridule grida dei gabbiani che si levavano alti nel cielo per
poi tuffarsi repentinamente nell’acqua profonda alla vista di
un piccolo guizzo argenteo e il lento fluire delle onde nel loro eterno
viaggio dal mare alla terra e dalla terra al mare, si mescolavano al
rumore sordo dei suoi pensieri.
Il sole era ormai quasi scomparso nella liquida immensità e quel
suo sprofondare lento le ricordava i gesti di un amante premuroso e
paziente, assecondato dalle movenze ondeggianti e cadenzate delle onde,
simili a fianchi prosperi e generosi. Chinò la testa nel grembo,
chiuse le braccia intorno al corpo come una morsa, serrò la mascella:
i denti, contratti, le dolevano.
Un piccolo gabbiano bianco si era posato accanto alla sdraio ed osservava
incuriosito quella scura sagoma rattrappita, immota nell’oscurità
incipiente. I tondi occhietti, simili a piccole biglie di vetro, si
muovevano inquieti nella testolina piegata ed il becco era socchiuso,
quasi in attesa. Poi, stanco di tanta immobilità, o forse per
scuotere quel torpore, si levò in volo con un forte batter d’ali
ed un acuto grido stridulo.
Quel suono vicino e improvviso la riscosse. (...)"